DE.CO. VILLAVERLA


Formaggio Verlata

Premessa d’obbligo per arrivare a parlare di Formaggio Verlata, è senz’altro la roggia Verlata. Il comune di Villaverla è infatti da sempre caratterizzato da una ben radicata tradizione contadina. Come tale quindi si rivelò cruciale per i paesani, saper sfruttare al meglio le risorse idriche che il territorio aveva da offrire. Derivata dall’Astico, nel 1275, venne quindi realizzata la Roggia Verlata. Negli anni a venire, il canale idrico si rivelerà fondamentale per la prosperità del foraggio e del conseguente allevamento bovino, che darà modo ai villaverlesi di dar vita a quello che diventerà il prodotto De.Co. del loro paese: il formaggio Verlata.

CARTA D’IDENTITA’

Zona di produzione:
Villaverla

Tipologia:
formaggio da tavola

lavorazione:
pasta semicotta lavorato da latte intero con aggiunta di panna e caglio di agnello
Le forme vengono salate in salamoia per 2 giorni e la stagionatura si protrae per circa 30 giorni in ambiente naturale

Forma e dimensione
Forma tonda, diametro 25 cm e altezza 9 cm circa

peso
4-5 Kg

Aspetto
colore bianco avorio. La crosta morbida al tatto è rugosa

Caratteristiche gusto olfattive
sapore intenso con chiaro sentore di latte. A seconda della stagionatura varia l’intensità piccante

VARIANTE:
Verlata al Clinto – “formaggio ubriaco” lasciato macerare sotto vinaccia per un paio di mesi, dalla vendemmia alla metà di novembre

CLINTO, IL VINO PROIBITO

Sul finire del XIX sec. si diffuse in Europa la filossera, un afide che provocò la distruzione di gran parte del patrimonio viticolo italiano. Per ovviare quindi alla rovina dei vitigni si introdussero in Italia le viti nordamericane, che, seppur poco si addicevano alla vinificazione a causa della piccola dimensione dei grappoli, risultavano essere immuni al parassita della filossera. Iniziarono così i primi innesti tra le viti vinifere europee e quelle americane. Fu proprio dai vari incroci che risultò il Clinto. La sua resistenza ai parassiti si rivelò essere la chiave vincente per la sua diffusione e allo stesso tempo la causa della sua proibizione. Per frenare infatti il dilagarsi delle viti ibridi, la produzione e la commercializzazione del Clinto venne vietata dalla legge nel 1931. Il Clinto diventò così un vino “proibito” e destinato prevalentemente all’uso familiare od eventualmente come ingrediente per particolari tipi di formaggi (vedi scheda “formaggio Verlata”). Tuttavia la proibizione suscitò grande clamore che attirò l’attenzione di produttori ed estimatori del prodotto i quali si schierarono subito in difesa del Clinto. Attualmente è in atto un tentativo di legalizzazione e tutela della coltivazione e della produzione del Clinto inteso come “patrimonio culturale vitivinicolo”.

tratto dalla trasmissione “da Nord a Nord”